lunedì 8 febbraio 2016

Cordova


                  di   Rita Frattolillo



Il profilo di Cordoba con le sue cupole e i suoi minareti si staglia nel cielo terso sull’altra sponda del Guadalquivir, il “grande fiume”.
  La torre Calahorra che custodisce il museo storico  sovrasta l’ingresso al maestoso ponte romano che lo scavalca, ed è proprio la torre che all’inizio mi impedisce di vedere il vecchio mulino arabo perfettamente restaurato  che spunta a pelo d’acqua.
La città oggi conta 300mila abitanti, e ha una centrale di pannelli solari,  mentre le terre circostanti   producono olio, vino e cotone.

Il suolo di Cordoba è stato calpestato nel corso dei secoli da una moltitudine di popoli, tra cui  i fenici, i romani, gli ebrei e gli arabi. La storia della città è costellata di periodi di grandezza e  di decadenza.

martedì 26 gennaio 2016

Per la giornata della memoria


 Rita Frattolillo
        Perché in questa giornata del 27 gennaio il nostro pensiero sia      rivolto, oltre che alla  shoah di  sei milioni di ebrei durante la seconda guerra mondiale, a tanti altri olocausti di cui si sa poco o nulla.
Perché troppo spesso gli studiosi occidentali passano sotto silenzio o dimenticano i grandi eventi che sono accaduti al di fuori dei  confini di loro “competenza”.
 Del feroce genocidio perpetrato ai danni dei curdi, qualcosa  ogni tanto comincia a trapelare, ma a fatica.
 Quasi nulla, poi, è affiorato sulla sorte tragica toccata a più riprese, durante i secoli, ad un popolo geloso della propria indipendenza ed unicità come quello armeno.
Il loro genocidio è tuttora negato, ed è per questo che voglio parlarne.
Tre sono  i momenti  tragicamente indimenticabili  - mi pare - della loro travagliata lotta per l’indipendenza.

mercoledì 20 gennaio 2016

La città andalusa delle corride, Ronda; La fenicia Cadice





di Rita Frattolillo


Questa volta preferiamo l’Andalusia “minore”, ma non meno pittoresca né meno ricca di Storia.
 Entriamo nella cittadina di Ronda dalla porta Almukaba, nome arabo che significa “Porta delle anime”, perché di qui passavano i cortei funebri che accompagnavano i defunti fuori città.
Ronda, a 700 m. sul l.m., è un misto ben riuscito di reminiscenze romane e arabe.
Il nome, ad esempio, è latino: infatti l’antica Arunda era una città romana, che, benché fortificata, cadde, dopo parecchie incursioni, in mano musulmana, e in mano loro rimase, fino a quando i piccoli regni cristiani -  in primis la regina “cattolicissima” Isabella di Castiglia y Leon - un giorno di Pentecoste, la ebbero vinta e la conquistarono dopo molti tentativi, approfittando delle lotte intestine che stavano disgregando l’unione tra arabi.

venerdì 15 gennaio 2016

Amedeo Trivisonno, il pittore degli angeli


di Rita Frattolillo


Era il 1993 e Amedeo Trivisonno aveva alle spalle ottantotto primavere quando lo incontrai per quella che fu una delle sue ultime interviste.
 Si sarebbe spento due anni dopo, il 28 dicembre ’95. Quando lo vidi, mi sorprese  lo sguardo: libero e penetrante. Uno sguardo limpido, ancora giovane, che gli illuminava il volto aperto, in contrasto con la barba e i capelli candidi. L’inseparabile basco scuro non era una civetteria d’artista, ma la sua dichiarazione d’amore all’arte, un amore a cui è rimasto fedele fino alla fine, e al quale – mi confidò con sicurezza – si sarebbe dedicato di nuovo, se mai fosse tornato a nascere. Perché, mi spiegò, per lui l’arte era natura, bellezza e vita, e una consolazione senza eguali nei momenti difficili.

 Ma come era nata la passione per l’arte?

giovedì 14 gennaio 2016

Charles Moulin, il poeta del pastello


di Rita Frattolillo



“Gauguin…come Gauguin”, ha commentato qualcuno riferendosi alla fuga dalla “civiltà” di  Charles Moulin. Ma, se il pittore parigino, dopo la drammatica rottura con Van Gogh,  era   riparato a Tahiti, in Polinesia - paradiso esotico abitato da ragazze  vestite  più di serti floreali che di abiti - dandosi risposte (d’où venons-nous? Où allons-nous?) e dando una svolta al suo stile pittorico,  Moulin, rintanandosi tra i picchi delle Mainarde, anche se geograficamente più vicino alla “civiltà”,  si era isolato dagli ambienti artistici  e si era fatto ignorare dai circuiti artistico-commerciali. Soprattutto, a differenza di Gauguin, non è stato mai celebrato tra i grandi del suo secolo, anzi; e la sua non breve esistenza è passata quasi inosservata.

domenica 10 gennaio 2016

Un amore muto e impossibile di Gabriele Pepe


di RITA FRATTOLILLO



Una domenica mattina del lontano 1796  Gabriele Pepe, diciassette anni, si vestì con più cura del solito. Si spazzolò la camiciola chiara col collo alto e il pantalone alla francese aderente  come usava all'epoca,  si passò il pettine tra i folti ricci biondi.
L'occhiata rapida che lanciò allo specchio prima di gettarsi sulle spalle il tabarro scuro, uscendo, gli rimandò l'immagine di un giovane pallido -non si era ancora ripreso da quel dannato intervento alla vescica - con le guance appena ombrate da un'incipiente peluria. Tanta cura perché quella mattina era speciale: Gabriele sentiva di essersi  innamorato, ma sul serio; non una cottarella giovanile, di quelle che passano presto senza lasciare segni, ma un amore intero, completo, che gli levava il sonno. Si avviò in tutta fretta verso il piazzale del castello Angioino, perché di lì a poco, come tutte le domeniche, lei sarebbe passata, accompagnata dai genitori, per andare alla messa solenne di S. Maria Maggiore.

lunedì 14 dicembre 2015

Maria Giuseppina Fusco e "Un corvo nel cuore"



di Rita Frattolillo


Diverse volte, mentre leggevo Un corvo nel cuore (Filopoli, 2008, pp.431, euro18), opera bella e terribile di Maria Giuseppina Fusco, mi è capitato di  pensare : “anch’io…”
 Perché Pina Fusco (Campobasso, 1941) ed io apparteniamo  alla generazione uscita dalla guerra, abbiamo conosciuto le medesime privazioni, annusato l’euforia della “ricostruzione”, vissuto il boom economico, il  ’68 e tutto il resto, fino ad oggi. Chissà quanti bimbi di allora, come noi, sono cresciuti con il latte in polvere degli americani, i ritagli delle ostie passati dalle monache, quanti, per addobbare il presepe, a Natale cercavano il muschio sui tronchi e lungo i muretti di campagna.
E quante di noi si sono fatte le bambole di pezza, sfruttando i cuscini di casa…

mercoledì 14 ottobre 2015

EUROPA O EURABIA, CHE NE SARÀ DI NOI ?

Anche Angela Mazzia ha voluto inserirsi in questo spinoso dibattito sull'accoglienza dei migranti:  

L’articolo della Tassinari su “Il libraio” dell’11-09-2015: “Europei, ma di cos’è che abbiamo davvero paura?” merita qualche seria riflessione alla luce della Storia e nelle proiezioni del nostro immediato futuro.
Per me è un imperativo categorico ed una sfida morale, oltre ad essere un dovere civile.

La Tassinari intende rassicurare sulle migrazioni tipiche dell’uomo “animale inquieto”. Verissimo, ma occorre chiosare qualcuna delle sue citazioni a cominciare dagli Etruschi che, come i Liguri e i Veneti per restare nell’area settentrionale, sono stati definiti autoctoni dalle ricerche storiche, archeologiche e antropologiche, avendo riscontrato il loro DNA nella popolazione Toscana ed Umbra. Gli altri: i Fenici e i Greci erano navigatori quindi cercarono approdi sulla terraferma per rifocillarsi, per riparare scafi e vele, e creare empori. Furono perciò promotori di produzioni e attività agricole, economiche e commerciali oltre che di straordinari scambi culturali. Per le altre etnie citate occorrerebbe un almanacco per puntualizzarne gli approdi come mercenari nelle guerre intestine o nello sfinimento del potere politico, militare e culturale dell’Impero Romano.
Giovani migranti in Italia
NOI E L’ISLAM: NIENTE TOLLERANZA A SENSO UNICO
Dice nella sua lucida analisi Ernesto Galli della Loggia su Il Corriere della Sera del 7 ottobre 2015 :
Due grandi fenomeni storici stanno svolgendosi sotto i nostri occhi nel Medio Oriente, alle nostre porte di casa (di noi europei e italiani in particolare). Da un lato la disintegrazione di fatto dell’intero sistema di Stati nato dopo la Prima guerra mondiale sulle rovine dell’Impero ottomano, dunque la ridefinizione di interessi, alleanze, rivalità, con la conseguente caduta di gran parte delle élite e dei movimenti alla loro guida da decenni, spesso legate in un modo o nell’altro ai Paesi europei (anche l’Unione Sovietica da questo punto di vista lo era). Dall’altro lato assistiamo all’affermarsi di una versione ultraradicale e quanto mai aggressiva della «umma» musulmana, della «comunità dei fedeli» che pretende di non conoscere confini e regole che non siano quelli della religione.
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EUROPEI, MA DI CHE COSA ABBIAMO DAVVERO PAURA? 

di Simonetta Tassinari

I mondi finiscono e ricominciano di continuo, ma se ne accorge solo chi ci si trova nel mezzo: come noi. Perché adesso ci sembra che sia proprio il  mondo  in cui siamo cresciuti, al quale siamo affezionati,  nel quale ci riconosciamo, a trovarsi in pericolo a causa di quella che i media seguitano a definire con cautela “immigrazione”, ma che in realtà si sta rivelando una fuga in massa da Paesi in guerra  o semplicemente da Paesi poveri, peraltro in qualche misura prevista fin dagli anni Ottanta, quando si iniziò a parlare di “Nord e Sud del mondo”. Si tratta di una migrazione di popoli, piuttosto, ma  dirlo apertamente alimenterebbe la paura.

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Risposta di  RITA FRATTOLILLO  A  SIMONETTA TASSINARI:

EUROPEI, ECCO DI COSA ABBIAMO PAURA

[…] Dunque, l’analisi di Simonetta, che tocca - con lo stile lieve che è un tratto distintivo dell’Autrice - i sentimenti contraddittori degli europei su questa questione, nell’insieme  dà l’impressione che lei guardi al problema con occhio “filosofico”,  un po’ troppo   distaccato.

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mercoledì 23 settembre 2015

Europei, ma di cos’è che abbiamo davvero paura? (Il Libraio.it, 11.09.2015) di Simonetta Tassinari, risponde Rita Frattolillo






Ho letto con molto interesse l’analisi firmata da Simonetta Tassinari,  amica che stimo e apprezzo, oltre che per le qualità umane, per le doti di scrittrice talentuosa. Ero particolarmente interessata, anzitutto perché il tema dell’emigrazione ci coinvolge tutti – e non potrebbe essere diversamente - e poi perché, a fronte dell’esodo biblico che stiamo vivendo, la voce meno presente è proprio quella degli intellettuali: politici e giornalisti imperversano sui giornali e dai teleschermi a tutte le ore, ma di intellettuali, davvero pochini…

giovedì 21 maggio 2015

I Bronzi di Riace


Viaggio in Calabria alla scoperta dei suoi tesori


di Rita Frattolillo


 Poco meno di seicento chilometri, di cui quattrocentotrenta percorsi sulla famigerata autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, tanto ci vuole per arrivare alla punta dello Stivale, dai Bronzi. Il viaggio è lunghissimo, non si arriva mai, e Reggio Calabria  sembra un miraggio. Tuttavia, a dispetto delle lungaggini e del malaffare che gravano su questa autostrada, va detto che essa è un capolavoro di ingegneria in “progress”,  poiché si sta “raddrizzando” via via  il tracciato, che ora trafora tutta la dorsale appenninica: quindi si percorre una successione innumerevole di tunnel  congiunti tra loro per lo più da viadotti, di cui alcuni spettacolari, come quello tra Muro e Brancato. 
Lo sguardo, poi, è catturato da una natura bellissima,  selvaggia ed esuberante. Le scarpate sono coperte da macchie di ginestre, pseudoacacie,  biancospini, e sorprendenti note di colore sono offerte dagli iris violetti, che qui nascono spontanei.  Il paesaggio è ampio, superbo, per lo più montuoso, alti picchi brulli sono preannunciati da alture ammantate di verde lussureggiante. L’auto corre affiancando il parco del Cilento (dopo Salerno), la cordigliera del Pollino innevato; più dolce la piana di Sibari, coperta da uliveti e serre, raro qualche insediamento urbano.

sabato 9 maggio 2015

TORINO, questa sconosciuta

Tra Casa Savoia e Storia d’Italia

di Rita Frattolillo


 Per anni ho vissuto Torino come un’entità astratta, confinata a distanze siderali, anche perché è davvero “fuori mano”, ci devi arrivare apposta, non è sito che trovi lungo la strada; e poi, da dove siamo noi, per giungere fin lì, è come attraversare le sette leghe delle favole, una successione interminabile di tunnel, viadotti,  pianure e colline. Poi, un giorno, è successo …Quella  prima volta a convincerci fu la “necessità” di visitare il museo egizio,  che sapevamo straordinariamente pieno di reperti. Difatti richiese molto tempo e ancora più concentrazione, tanto è ricco. Dopo, una breve passeggiata lungo le sponde del Po in un’atmosfera surreale e infine una meditazione davanti alla Sacra Sindone, lì nel Duomo, dalle parti di Porta Palazzo brulicante di una colorata folla multietnica e piuttosto déraciné. Poi, via.

lunedì 30 marzo 2015

La Grande Guerra delle donne

di Angela* e Rita Frattolillo


copertina libro
Il primo conflitto mondiale, di cui ricorre quest’anno il primo centenario dal suo inizio, è stato ultimamente definito, e  a ragione, la guerra dei nostri nonni.
Tra gli oltre 5 milioni di mobilitati per combattere al fronte c’è stato anche nostro (mio e di mia sorella Angela) nonno Raffaele, che partì per il Carso lasciando a casa la moglie con quattro bimbi e una grande impresa agricola da portare avanti; e certe volte capita di pensare che magari si è trovato fianco a fianco con Giuseppe Ungaretti, Guglielmo Marconi, se non con il nostro poeta  di Riccia Michele Cima.

 Fino a che punto gli uomini del Mezzogiorno, come nostro nonno, avranno avuto coscienza della necessità della guerra? Non lo potremo mai sapere, ma sicuramente, quando l’Italia dichiarò l’entrata in guerra, nel 1915, mentre la piccola borghesia molisana, gli studenti, accolsero generalmente la guerra come una sacrosanta crociata per riconquistare i territori irredenti, i nostri   contadini, i pastori calabresi e siciliani, piuttosto la subirono come un male inevitabile.

giovedì 29 gennaio 2015

Premiazione imprenditoria femminile a Campobasso, IV edizione

Ecco la scultura donata come Premio alle imprenditrici che si sono distinte per professionalità, innovazione e competenza nel Molise. Premio "Maria Rossi Sabelli" assegnato dal Comitato imprenditoria femminile per il 2014, la cui presidente è Concetta Jacovino


La vincitrice del primo premio, canadese originaria di Torella del Sannio
La bella scultura raffigurante una silhouette femminile e il globo è stata realizzata dallo scultore Fernando Izzi.


Proponiamo qualche stralcio della relazione di Rita Frattolillo:
 “Nel mio breve intervento  cercherò di ripercorrere un tracciato diacronico, trasversale, del percorso a ostacoli affrontato dalle donne nel Novecento, focalizzando quello che è stato uno  snodo cruciale e tragico, ma anche un grande  balzo in avanti.

giovedì 27 novembre 2014

Dalla Russia con amore


Rita Frattolillo


A Mosca, con la bella stagione, al Belvedere dei passeri che si apre davanti all’imponente edificio dell’Università statale Romanov (fondata nel 1755 da Michele Romanov) e offre un colpo d’occhio formidabile sulla città attraversata dal nastro argenteo della Moscova, va in scena il popolo dei centauri, una folla di giovani nerboruti in jeans e giubbotto che sull’imbrunire  invadono lo spiazzo a bordo  di moto luccicanti e dal rombo potente; poi,  spento il motore, parcheggiano e, allungati sul loro bolide, birra e sigaretta in mano, raccontano per buona parte della notte le loro prodezze ai vicini di manubrio. Dopo un po’, l’aria, carica di fumo, dell’odore pungente della birra e dei tubi di scappamento, diventa irrespirabile. La Mosca di oggi ama la vita notturna, bere e divertirsi, anche se i casinò sono stati chiusi da un pezzo e i moscoviti sanno che il Grande Fratello, non il reality, ma quello vero, li controlla notte e dì.

lunedì 17 novembre 2014

Ancora barbarie contro le donne indiane

foto Remocontro
Rita Frattolillo


E già noi donne non ce la facevamo più a digerire una situazione diventata, nella “civile” Italia, insostenibile da ogni punto di vista: mogli, ex, compagne, massacrate da bruti, donne sfigurate per vendetta  con l’acido; violenze sessuali e abusi da Nord a Sud della Penisola; donne trattate alla stregua di oggetti di poco conto, da malmenare e discriminare in ogni modo; occupazione femminile ai minimi storici;  inesistenza di strategie politico-sociali volte ad aiutare le famiglie (nidi, asili, ecc.), la cellula fondamento della società mai come ora esposta ad attacchi e indebolita nella sua stessa, indispensabile  funzione; un  governo, l’ultimo, che si è “dimenticato” di istituire un ministero per le pari opportunità, e che lascia chiudere per mancanza di risorse i centri di assistenza e accoglienza, nati per aiutare le donne abusate…

domenica 19 ottobre 2014

Natura e simbolo nell'arte di Giovanni Segantini



di Rita Frattolillo

Uno dei più grandi artisti europei di fine Ottocento, metafora di una condizione esistenziale al confine tra eredità della tradizione pittorica e stimoli di matrice internazionale, è in mostra al Palazzo Reale di Milano (18-09-2014/18-01-2015).
 Si tratta di Giovanni Battista Segantini ( 1858-1899), al cui genio artistico, che è stato riconosciuto e apprezzato dagli ambienti istituzionali, dai circoli intellettuali e dai ceti borghesi italiani e internazionali del suo tempo, è toccata una sorte a dir poco singolare, essere cioè “semplicemente” dimenticato, cancellato dalla memoria nazionale. Chiederci perché questa “dimenticanza” sia potuta accadere esula dall’intento di questo scritto, ma il pensiero che balza immediatamente alla mente è che sicuramente l’oblio è durato troppo a lungo, se è vero  che oggi, per colmare un debito imperdonabile nei confronti di questo talento incredibile, è stata allestita una mostra straordinaria  ̶  è la prima volta a Milano  ̶  che si deve anche all’interessamento della nipote dell’artista, Diana Segantini.

giovedì 25 settembre 2014

ASTI, un piccolo gioiello di arte monumentale



7 marzo 2014

Raccolta ed elegante, attraversata dalla lunga arteria intitolata al suo più illustre cittadino, il grande trageda Vittorio Alfieri, Asti è un piccolo gioiello di arte monumentale poco nota ai turisti, ma del tutto degna di una deviazione. La romana Hasta Pompeia fu sede del ducato longobardo della Neustria, e nel medioevo ebbe il diritto di battere moneta per la sua importanza commerciale (XII e XIII sec.). All’ingresso del centro storico ci accoglie la Torre Rossa risalente al periodo romano, la quale secondo la tradizione fu la prigione di  un milite romano martirizzato per la sua fede, San Secondo, eletto dopo questa vicenda patrono dagli astigiani. Proprio il suo martirio è celebrato in tele e affreschi ospitati nelle diverse chiese della città, mentre le sue spoglie riposano nella cripta romanica (del VII sec) dell’antica collegiata di S. Secondo, nell’omonima piazza situata accanto al municipio, che è la  sede di un antico mercato.

domenica 3 agosto 2014

5 luglio 2014 : Papa Bergoglio in Molise


di Rita Frattolillo


Viene il Papa da noi? Quando ha cominciato a trapelare la notizia, il primo sentimento è stato di incredulità. Perché ci avrebbe fatto il grande dono della sua presenza il Campione della fede più popolare del mondo? Siamo una regione piccola, insignificante, senza alcun peso nella dialettica nazionale,  tanto è vero che siamo sistematicamente snobbati da tutti i media in blocco, un po’ come succede ai sardi, che accedono agli onori ( si fa per dire) delle cronache televisive solo per qualche calamità o per gli scioperi selvaggi degli operai esasperati dall’immobilismo governativo. Insomma, siamo abituati a essere invisibili, salvo poi essere messi alla berlina da “Striscia” o essere  da “Report”.