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domenica 20 novembre 2016

"Il sentiero di Aracne" di Elvira Santilli Tirone



di Rita Frattolillo

                     
        Dei  tre romanzi della scrittrice nata a Capracotta (Campobasso), pubblicati tra il 1968 (Oltre la valle) e il 1996 (Il sentiero di Aracne) con l’intermezzo del 1991 (A colloquio con Belzebù), non credo che siano in molti a sapere che il primo e l’ultimo sono stati generati nello stesso periodo, pur se usciti a quasi trent’anni di distanza.

Un dato non  tanto rilevante  se Oltre la valle e Il sentiero di Aracne sviluppassero un  tema simile.
 Al contrario, mentre Elvira  raccontava il proprio vissuto e quello della propria famiglia,  già  si andava concentrando sulla condizione della donna, che nell’età patriarcale era considerata priva di attitudini creative: è questo il tema trattato ne Il sentiero di Aracne.
Quindi, mentre Elvira assaporava il  meritato successo del  primo romanzo,   la sua mente   già mulinava vorticosamente  problematiche epocali che andavano assolutamente affrontate e sviluppate: la condizione della donna nella società (Il sentiero di Aracne) e le problematiche del mondo scolastico (A colloquio con Belzebù).

Ma se dopo Oltre la valle  la  penna di Elvira, grazie al suo “cervello a scacchi” - suo copyright- non si è fermata più,  è sicuramente insolito  per il lettore immergersi nel mito, penetrare in una trattazione etico-filosofica completamente diversa dagli altri due romanzi.