di Rita Frattolillo
Era il 1993 e Amedeo
Trivisonno aveva alle spalle ottantotto primavere quando lo incontrai per
quella che fu una delle sue ultime interviste.
Si sarebbe spento due anni dopo, il 28
dicembre ’95. Quando lo vidi, mi sorprese
lo sguardo: libero e penetrante. Uno sguardo limpido, ancora giovane,
che gli illuminava il volto aperto, in contrasto con la barba e i capelli
candidi. L’inseparabile basco scuro non era una civetteria d’artista, ma la sua
dichiarazione d’amore all’arte, un amore a cui è rimasto fedele fino alla fine,
e al quale – mi confidò con sicurezza – si sarebbe dedicato di nuovo, se mai
fosse tornato a nascere. Perché, mi spiegò, per lui l’arte era natura, bellezza
e vita, e una consolazione senza eguali nei momenti difficili.
Ma come era nata la passione per l’arte?
