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venerdì 15 gennaio 2016

Amedeo Trivisonno, il pittore degli angeli


di Rita Frattolillo


Era il 1993 e Amedeo Trivisonno aveva alle spalle ottantotto primavere quando lo incontrai per quella che fu una delle sue ultime interviste.
 Si sarebbe spento due anni dopo, il 28 dicembre ’95. Quando lo vidi, mi sorprese  lo sguardo: libero e penetrante. Uno sguardo limpido, ancora giovane, che gli illuminava il volto aperto, in contrasto con la barba e i capelli candidi. L’inseparabile basco scuro non era una civetteria d’artista, ma la sua dichiarazione d’amore all’arte, un amore a cui è rimasto fedele fino alla fine, e al quale – mi confidò con sicurezza – si sarebbe dedicato di nuovo, se mai fosse tornato a nascere. Perché, mi spiegò, per lui l’arte era natura, bellezza e vita, e una consolazione senza eguali nei momenti difficili.

 Ma come era nata la passione per l’arte?