Devo ammettere che c’ero andata senza
particolare entusiasmo: avevo visitato nel corso degli anni intere città (Pompei e poi Jerash in Giordania), calpestato arene, strade, Fori, anfiteatri,
siti costruiti dai romani antichi in tutti i loro domini, in Europa come in
Africa; che c’era ancora da vedere? Mi domandavo. Ma mio marito, imperterrito,
me ne parlava da settimane, dopo che ne aveva letto sui magazine di settore: era l’anfiteatro
romano, tra quelli dell’Italia meridionale, dove un tempo si assisteva alle battaglie navali, ma
soprattutto dove era stato costretto ad esibirsi
il gladiatore Spartaco, lo schiavo che, dopo Annibale e i Sanniti, aveva
rappresentato una gravissima minaccia per i romani.
