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mercoledì 31 gennaio 2018

Recensione di Giuseppe Tabasso al romanzo di Rita Frattolillo "Le ali del ritorno"





        


 

                                            L'impulso a scrivere nasce come sfogo, curiosità, fame e piacere di vita, poi può diventare bisogno, passione e ossessione.  Ci s'infila in un tunnel simile a quello della droga: all'inizio vi si entra per star bene, poi ci si rimane per non star male. Mi è venuto di pensarlo leggendo il romanzo di Rita Frattolillo, Le ali del ritorno, che, come racconta l'autrice, ha avuto per molti anni una gestione complicata, con pagine distrutte, accantonate, riprese e rielaborate più volte "come un’ossessione che non si riesce a vincere". Spesso infatti il lavoro dello scrittore (e lo dico da semplice scrivente) è proprio questo: la riscrittura come parte integrante del processo creativo. Lo diceva Flaubert: "Scrivere significa riscrivere”.

sabato 21 gennaio 2017

Tra la "Lettera a una professoressa" di don Milani e "A colloquio con Belzebù" di Elvira Tirone


di Rita Frattolillo


                     Nel maggio1967, un mese prima che si spegnesse ad appena 44 anni, don Lorenzo Milani pubblicava un volume scritto insieme ai suoi alunni, i ragazzi della sperduta frazione di Barbiana, nel Mugello.
 “Lettera a una professoressa”, questo il titolo, ebbe l’effetto di un sasso nello stagno.
 Perché essa dava voce a ragazzi  poveri, considerati i paria della socità, e poi perché  denunciava forte e chiaro il sistema scolastico  e un metodo didattico che, favorendo l’istruzione delle classi agiate, i cosidetti “Pierini”, abbandonava all’ignoranza la maggior parte del Paese. 
Ma chi era  Don Milani?  Un sacerdote, insegnante, scrittore ed educatore, che, con quei ragazzi, aveva tentato una sperimentazione di scuola a tempo pieno, realizzando un collettivo dove si lavorara tutti insieme, e chi sapeva di più  aiutava gli altri.