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giovedì 14 gennaio 2016

Charles Moulin, il poeta del pastello


di Rita Frattolillo



Gauguin…come Gauguin”, ha commentato qualcuno riferendosi alla fuga dalla “civiltà” di  Charles Moulin. Ma, se il pittore parigino, dopo la drammatica rottura con Van Gogh,  era   riparato a Tahiti, in Polinesia - paradiso esotico abitato da ragazze  vestite  più di serti floreali che di abiti - dandosi risposte (d’où venons-nous? Où allons-nous?) e dando una svolta al suo stile pittorico,  Moulin, rintanandosi tra i picchi delle Mainarde, anche se geograficamente più vicino alla “civiltà”,  si era isolato dagli ambienti artistici  e si era fatto ignorare dai circuiti artistico-commerciali. Soprattutto, a differenza di Gauguin, non è stato mai celebrato tra i grandi del suo secolo, anzi; e la sua non breve esistenza è passata quasi inosservata.

domenica 10 gennaio 2016

Un amore muto e impossibile di Gabriele Pepe


di RITA FRATTOLILLO



Una domenica mattina del lontano 1796  Gabriele Pepe, diciassette anni, si vestì con più cura del solito. Si spazzolò la camiciola chiara col collo alto e il pantalone alla francese aderente  come usava all'epoca,  si passò il pettine tra i folti ricci biondi.
L'occhiata rapida che lanciò allo specchio prima di gettarsi sulle spalle il tabarro scuro, uscendo, gli rimandò l'immagine di un giovane pallido -non si era ancora ripreso da quel dannato intervento alla vescica - con le guance appena ombrate da un'incipiente peluria. Tanta cura perché quella mattina era speciale: Gabriele sentiva di essersi  innamorato, ma sul serio; non una cottarella giovanile, di quelle che passano presto senza lasciare segni, ma un amore intero, completo, che gli levava il sonno. Si avviò in tutta fretta verso il piazzale del castello Angioino, perché di lì a poco, come tutte le domeniche, lei sarebbe passata, accompagnata dai genitori, per andare alla messa solenne di S. Maria Maggiore.

sabato 9 maggio 2015

TORINO, questa sconosciuta

Tra Casa Savoia e Storia d’Italia

di Rita Frattolillo


 Per anni ho vissuto Torino come un’entità astratta, confinata a distanze siderali, anche perché è davvero “fuori mano”, ci devi arrivare apposta, non è sito che trovi lungo la strada; e poi, da dove siamo noi, per giungere fin lì, è come attraversare le sette leghe delle favole, una successione interminabile di tunnel, viadotti,  pianure e colline. Poi, un giorno, è successo …Quella  prima volta a convincerci fu la “necessità” di visitare il museo egizio,  che sapevamo straordinariamente pieno di reperti. Difatti richiese molto tempo e ancora più concentrazione, tanto è ricco. Dopo, una breve passeggiata lungo le sponde del Po in un’atmosfera surreale e infine una meditazione davanti alla Sacra Sindone, lì nel Duomo, dalle parti di Porta Palazzo brulicante di una colorata folla multietnica e piuttosto déraciné. Poi, via.

domenica 22 giugno 2014

Spartacus e la meraviglia dell’anfiteatro romano di Santa Maria Capua Vetere



Devo ammettere che c’ero andata senza particolare entusiasmo: avevo visitato nel corso degli anni intere città (Pompei e poi Jerash in Giordania), calpestato arene, strade, Fori, anfiteatri, siti costruiti dai romani antichi in tutti i loro domini, in Europa come in Africa; che c’era ancora da vedere? Mi domandavo. Ma mio marito, imperterrito, me ne parlava da settimane, dopo che ne aveva letto sui magazine di settore:  era l’anfiteatro romano, tra quelli dell’Italia meridionale, dove un tempo  si assisteva alle battaglie navali, ma soprattutto dove  era stato costretto ad esibirsi il gladiatore Spartaco, lo schiavo che, dopo Annibale e i Sanniti, aveva rappresentato una gravissima minaccia per i romani.

domenica 1 giugno 2014

da Barcellona a Campobasso

di Rita Frattolillo

Sicuramente qualcuno adesso dirà che Barcellona è un’eccezione, che nelle aree interne della Spagna la situazione non è così rosea. Quel che so, è che il Paese che fino a qualche anno fa arrancava per guadagnare terreno rispetto ai partner europei, adesso ci ha sorpassato, e di molto. Sono stata  nella capitale della Catalunya dopo un’assenza di oltre trent’anni. Città monumentale, di respiro europeo,  ma soprattutto sono rimasta ammirata  per gli enormi passi avanti compiuti nei più diversi campi.

domenica 29 dicembre 2013

Un libro sull'opera del pittore Antonio Pettinicchi



autoritratto di Antonio Pettinicchi
Dissonanze e contrasti

 di Rita Frattolillo
La potente produzione artistica – pittorica e incisoria – di Antonio Pettinicchi, classe 1925, per il forte impatto esercitato sui fruitori ha suscitato sin dagli inizi reazioni appassionate da parte di pubblico e  critica. Il più delle volte feroce dissenso, oppure semplice sfavore, raramente condivisione. Faceva “specie” anzitutto che il pittore portasse alla ribalta gli ultimi, la gente diseredata e misera, ai margini della vita sociale, abbrutita dal lavoro e segnata dalla fatica; e che lo facesse con un linguaggio espressivo mai visto prima, distante anni luce dalla rappresentazione consolatoria e rassicurante della classe borghese a cui aveva assuefatto la pittura  accademica e tradizionale. 

giovedì 13 giugno 2013

Memorie del Risorgimento in Molise

All’Archivio di Stato di Campobasso si è tenuta la presentazione del volume “Memorie del Risorgimento. Avvenimenti e protagonisti nel Molise”, a cura di Renata De Benedettis, che raccoglie gli scritti, ispirati ai fatti avvenuti nel Molise a cavallo tra il 1860 e il 1861, di coloro che avevano abbracciato la causa unitaria.  A completare l’opera, una raccolta di biografie di garibaldini molisani e di protagonisti che sono venuti nel Molise per combattere una dura battaglia contro i borbonici, stilate da Barbara Bertolini, Luigi Biscardi, Annalisa Carlascio, Renata De Benedettis, Rita Frattolillo, Antonio Santoriello.

Tra gli illustri relatori dell’Università di Salerno, Francesco Barra, Pier Luigi Rovito e Sebastiano Martelli oltre agli interventi del Presidente dell’Associazione culturale “Vincenzo Cuoco”, Luigi Biscardi, della curatrice del libro, Renata De Benedettis e della Direttrice dell’Archivio di Stato di Campobasso,  Annalisa Carlascio. Sono intervenute anche Barbara Bertolini e Rita Frattolillo per parlare della vita dei protagonisti molisani. 

Ecco la relazione di Rita Frattolillo

 “….Prima di parlare dei miei patrioti e del loro ardimento, Nicola Campofreda e dei suoi figli Antonio, Luigi e Achille, dell’avvocato Girolamo Pallotta di Bojano, dell’eroe mirabellese Francesco De Feo,  vorrei spendere qualche minuto per accennare al ruolo delle donne nel processo unitario. Per farlo,  vi invito a inoltrarvi idealmente con me tra le mura domestiche di certe dimore molisane, perché non v’è dubbio che l’Unità d’Italia non è stata solo il prodotto del sangue dei campi di battaglia o degli intrighi e interessi nazionali e internazionali, ma il risultato ben visibile di un lungo e paziente lavorio - purtroppo invisibile - di sostegno, aiuto, convincimento alla causa risorgimentale, portato avanti proprio lì, tra le mura domestiche, da donne vere, avvertite e sensibili, che, assumendosi una grande responsabilità, hanno affermato gli ideali risorgimentali inculcandoli nei figli, di cui sono  state mentori e guide,  li hanno invogliati a passare all’azione al momento giusto e a compiere il loro dovere verso la patria.

mercoledì 2 maggio 2012

Mirabello Sannitico nella cultura e nella Storia



Nella foto: R. Frattolillo, A. Verdone, B. Bertolini


Il 28 marzo scorso, nella Biblioteca dell’antico Palazzo Spicciati, si è tenuto un interessante incontro organizzato dall’Associazione Donne Mirabellesi (UDM) e dal Comune, rappresentati entrambi  dal vicesindaco Antonietta Verdone, che ha  aperto i lavori e  introdotto le relatrici.  Barbara Bertolini e Rita Frattolillo, coautrici del dizionario bio-bibliografico Molisani milleuno profili e biografie (Ed.Enne, 1998) , e da molti  anni attente ricercatrici del patrimonio culturale molisano indagato sotto i suoi vari aspetti,  hanno appuntato la loro attenzione sulla fisionomia  di Mirabello Sannitico, un centro – hanno sottolineato - che è stato sempre presente negli eventi che hanno segnato la Storia culturale e politica della regione e dell’Italia.

sabato 12 febbraio 2011

SORELLE D'ITALIA, IL RISORGIMENTO AL FEMMINILE NEL MOLISE

Una certa idea del Risorgimento si è alimentata, oltre che con il mito dei padri fondatori, con il vissuto dei vari eroi di penna e di spada. Tutti conosciamo, per fare qualche esempio, le opere “risorgimentali” di A. Dumas e Stendhal che, affascinati dalla penisola e dai suoi fermenti fin quasi ad adottarla, l’hanno attraversata in lungo e in largo, filtrando negli scritti, assieme alle loro dirette esperienze, le chiavi storico-letterarie di quel tempo; allo stesso modo tutti sappiamo degli eroi senza frontiere, come lord Byron, che è andato a morire in Grecia per difenderla, come il napoletano Alessandro Poerio, caduto in difesa di Venezia insorta contro gli austriaci, o come i veneziani fratelli Bandiera, che hanno trovato la morte in Calabria.

Ma delle madri fondatrici − e delle eroine −, che notizie?
Eppure, sono esistite, e non solo nella finzione letteraria, non solo l’appassionata Vanina Vanini creata dalla feconda penna di Stendhal e riproposta da Rossellini nell’omonimo film del 1956.

Donne vere, in carne ed ossa, a cominciare dalla “madre fondatrice” Cristina Trivulzio di Belgioioso. E continuando con mogli e compagne coraggiose, come Teresa Casati, che si piegò fino a chiedere la grazia per il marito Federico Gonfalonieri, seguendolo di carcere in carcere fino alla fine, o come Enrichetta Di Lorenzo, compagna di Carlo Pisacane nella lotta, nelle traversie e nella miseria.

Oppure come la giornalista inglese Jessie White, che, inviata del Daily News, si innamorò dell’Italia fino a dedicarsi attivamente alla causa dell’Unità. Sposa del garibaldino Alberto Mario, che aveva conosciuto in carcere, fu la biografa di Mazzini e Garibaldi.

La più fortunata perché più conosciuta, non solo per la sua personalità di outsider, ma soprattutto grazie al cognome acquisito, è stata Anita Ribeiro Garibaldi, l’unica – mi risulta − ad essere ricordata con monumenti a lei dedicati. Nessuna meraviglia, dal momento che le poche donne passate alla storia scritta devono quasi sempre la loro notorietà allo stretto grado di parentela con i grandi uomini. Un nome per tutti, Maria Drago, madre di Mazzini.