domenica 3 agosto 2014

5 luglio 2014 : Papa Bergoglio in Molise


di Rita Frattolillo


Viene il Papa da noi? Quando ha cominciato a trapelare la notizia, il primo sentimento è stato di incredulità. Perché ci avrebbe fatto il grande dono della sua presenza il Campione della fede più popolare del mondo? Siamo una regione piccola, insignificante, senza alcun peso nella dialettica nazionale,  tanto è vero che siamo sistematicamente snobbati da tutti i media in blocco, un po’ come succede ai sardi, che accedono agli onori ( si fa per dire) delle cronache televisive solo per qualche calamità o per gli scioperi selvaggi degli operai esasperati dall’immobilismo governativo. Insomma, siamo abituati a essere invisibili, salvo poi essere messi alla berlina da “Striscia” o essere  da “Report”.

domenica 22 giugno 2014

Spartacus e la meraviglia dell’anfiteatro romano di Santa Maria Capua Vetere



Devo ammettere che c’ero andata senza particolare entusiasmo: avevo visitato nel corso degli anni intere città (Pompei e poi Jerash in Giordania), calpestato arene, strade, Fori, anfiteatri, siti costruiti dai romani antichi in tutti i loro domini, in Europa come in Africa; che c’era ancora da vedere? Mi domandavo. Ma mio marito, imperterrito, me ne parlava da settimane, dopo che ne aveva letto sui magazine di settore:  era l’anfiteatro romano, tra quelli dell’Italia meridionale, dove un tempo  si assisteva alle battaglie navali, ma soprattutto dove  era stato costretto ad esibirsi il gladiatore Spartaco, lo schiavo che, dopo Annibale e i Sanniti, aveva rappresentato una gravissima minaccia per i romani.

domenica 1 giugno 2014

da Barcellona a Campobasso

di Rita Frattolillo

Sicuramente qualcuno adesso dirà che Barcellona è un’eccezione, che nelle aree interne della Spagna la situazione non è così rosea. Quel che so, è che il Paese che fino a qualche anno fa arrancava per guadagnare terreno rispetto ai partner europei, adesso ci ha sorpassato, e di molto. Sono stata  nella capitale della Catalunya dopo un’assenza di oltre trent’anni. Città monumentale, di respiro europeo,  ma soprattutto sono rimasta ammirata  per gli enormi passi avanti compiuti nei più diversi campi.

mercoledì 14 maggio 2014

Giuseppina Turrisi la poetessa che lottò per l'Unità d'Italia

di Rita Frattolillo

Giuseppina Turrisi (Palermo, 2.4.1822 – 17.2.1848) poetessa e patriota

A Palermo la chiesa seicentesca di San Domenico, che dà sull’ omonima piazza, è il Pantheon dell’isola.  Custodisce gli spiriti eletti, i campioni siculi che credettero nell’Unità d’Italia, per essa combatterono e morirono, e coloro che dopo il 1860 hanno provato a plasmare l’Italia e a darle identità di nazione. Numerosi i musicisti e poeti qui ricordati da monumenti e  lapidi. Ma sono due bei monumenti funebri ad attirare la mia attenzione, perché custodiscono i resti mortali di due donne, entrambe ispirate poetesse, ed entrambe accomunate da un destino avverso: la sofferenza e una morte prematura.

martedì 15 aprile 2014

Lisbona tra vecchio e nuovo


di  Rita Frattolillo

Capitale fin dal 1256 del  Portogallo, che conta  10 milioni e mezzo di abitanti,  ed è stato monarchico fino al 1910, Lisbona era considerata una “insenatura vivente” dai Fenici che vi si insediarono, seguiti dagli Arabi e  poi dai Romani. La città di oggi, con i suoi 600mila abitanti - che con l’area metropolitana diventano 2 milioni 300mila - rispecchia fedelmente nel melting-pot l’incredibile mescolanza di popoli, culture e idiomi diversi qui approdati grazie alla sua storia di impero coloniale. In tutto il globo, il portoghese è parlato da  210milioni di persone, il che ne fa la quinta lingua più diffusa al mondo. Il Portogallo, che è entrato nella UE  nel 1986, ha maturato quindi per le sue ragioni storiche il processo di assimilazione dello straniero, e sarebbero del tutto  incomprensibili i rigurgiti di becero razzismo  a cui assistiamo quasi quotidianamente in Italia senza neanche meravigliarci più di tanto. Figurarsi se i nostri xenofobi vedessero il loro stadio come l’Arena lisbonese con le mezze lune arabe sulla cima delle cupole! Una buona sintesi di questo melting-pot mi sembra rappresentata dalla pacifica convivenza di colombi, fenicotteri e gabbiani che intravedo svolacchiare a pelo d’acqua sulla distesa liquida del grande fiume Tajo. Fiume che, fondendosi nell’abbraccio senza fine dell’Oceano Atlantico, diventa salato come questo, e si colora di azzurro come le azulejos che vestono i palazzi e gli interni delle case.

martedì 11 febbraio 2014

Donne contro l’Unità d’Italia: le brigantesse

                                               di Rita Frattolillo

La recente celebrazione risorgimentale,  se ha avuto il merito di mettere   qualche volta  l’accento sul contributo dato dalle donne alla causa dell’Unità, cominciando a  rimuovere il  “Risorgimento invisibile”, ha purtroppo perso l’occasione di togliere dall’angolo le donne che, armi in pugno, resistettero – a torto o a ragione – all’invasione piemontese del territorio meridionale.
Fortunatamente, negli ultimi anni, la letteratura sulla guerra “cafona”, che vide impegnati in una lotta senza quartiere per anni, all’alba dell’Unità, i briganti contro i “galantuomini” e contro i “Piemontesi”, si è arricchita di titoli importanti incentrati sulla figura delle donne che, per forza, per amore o per convinzione, sparirono nei boschi, e, vestite da uomo, imbracciarono uno schioppo entrando direttamente in azione contro gli invasori, difendendo il Sud.
Quando, dove e perché è nato il brigantaggio femminile? Quale fu la vita delle brigantesse alla macchia? Il loro ruolo e la loro funzione nella banda? Quale il loro rapporto con i maschi, il loro comportamento in combattimento, nei processi e in prigionia?

martedì 28 gennaio 2014

Ada Trombetta: si è spenta la brillante ambasciatrice culturale del Molise


di Rita Frattolillo

Il 26 gennaio 2014 è venuta a mancare Ada Trombetta. So che è ingenuo pensarlo, e ancora di più ammetterlo, ma devo confessare che non avrei mai voluto che questo triste momento arrivasse. Perché non dovrebbero mai morire le persone eccezionali, che sono - devono essere - per tutti noi un esempio e una guida da seguire per la loro tempra, per le rare qualità intellettive, morali e umane.
 Invece il cuore generoso di Ada si è fermato per sempre.
Generosa, sì, Ada lo è sempre stata, nel dare affetto e amicizia a piene mani. Al punto che la sua famiglia, dopo la morte della sorella Anna con cui viveva, era diventata la grande comunità di Campobasso, che l’amava e la coccolava, a sua volta ricambiata  come meglio non si potrebbe. Infatti, oltre ad aver magnificamente assolto il suo impegno di dirigente scolastica (lo è stata fino al 1982), Ada si è prodigata  per fare grande il Molise, e ne è stata una delle maggiori protagoniste, sicuramente la più autentica.
 Fervida studiosa  e ricercatrice dell'arte e dei costumi molisani, si è spesa anima e corpo  tutta la vita per portare alla luce il patrimonio artistico, storico e  folklorico di questa terra, che, attraverso i suoi meravigliosi volumi   e le sue seguitissime conferenze, ha divulgato con slancio e passione, fatto apprezzare ben  al di là dei confini regionali.

domenica 29 dicembre 2013

Un libro sull'opera del pittore Antonio Pettinicchi



autoritratto di Antonio Pettinicchi
Dissonanze e contrasti

 di Rita Frattolillo
La potente produzione artistica – pittorica e incisoria – di Antonio Pettinicchi, classe 1925, per il forte impatto esercitato sui fruitori ha suscitato sin dagli inizi reazioni appassionate da parte di pubblico e  critica. Il più delle volte feroce dissenso, oppure semplice sfavore, raramente condivisione. Faceva “specie” anzitutto che il pittore portasse alla ribalta gli ultimi, la gente diseredata e misera, ai margini della vita sociale, abbrutita dal lavoro e segnata dalla fatica; e che lo facesse con un linguaggio espressivo mai visto prima, distante anni luce dalla rappresentazione consolatoria e rassicurante della classe borghese a cui aveva assuefatto la pittura  accademica e tradizionale. 

sabato 21 settembre 2013

TRIESTE tra monumenti e storia


di Rita Frattolillo


Era già da un po’ che volevo tornare a Trieste. L’unica volta che c’ero stata, una ventina di anni addietro, e solo per poche ore, vi ero scesa dalla Carnia dove mi trovavo per gli esami di Stato. Quell’atmosfera di naturale, elegante accoglienza, l’aria di città mitteleuropea avvezza alla diversità etnica e culturale  mi avevano conquistata immediatamente. Ambiente  che indubbiamente ha favorito fin dall’Ottocento l’arrivo di importanti scrittori e artisti stranieri che nella città vissero a lungo. Tra gli altri, Stendhal fu console qui nel 1831, e  Paul Morand, Rainer Maria Rilke, Vladimir Bartol amarono questi luoghi, contribuendo ad allargare gli orizzonti culturali e sociali dei triestini.

giovedì 27 giugno 2013

Per Elvira


Lo scorso maggio si è spenta a Campobasso Elvira Tirone Santilli, una delle voci letterarie più significative  del Novecento molisano. Elvira si è spenta serenamente come era vissuta. La sua lunga esistenza è stata ricca di affetti familiari, piena di successi professionali come docente, e di sinceri apprezzamenti per la qualità della sua attività culturale. Certo, come a ognuno di noi, non le erano mancati dolori, lutti e sofferenze, ma aveva  affrontato ogni ostacolo con fronte serena e passo lieve. Con lo stesso spirito aveva vissuto i bagliori e i capovolgimenti del Novecento, sforzandosi incessantemente di comprenderli, pur senza mollare la barra della coerenza e dell’intimo convincimento. Sta di fatto che in pieno 1968,  in perfetta dissonanza con l’aria che tirava e le barricate materiali e ideologiche alzate in mezzo mondo, aveva dato alle stampe il suo primo romanzo, che con voce cristallina e scrittura piana affrontava un argomento di tutt’altro tenore, mettendo in scena un territorio ai più misconosciuto – Capracotta e l’Alto Molise -  e un mondo di affetti  percorso da problematiche familiari e scosso dai radicali mutamenti imposti dal travaglio bellico.

giovedì 13 giugno 2013

Memorie del Risorgimento in Molise

All’Archivio di Stato di Campobasso si è tenuta la presentazione del volume “Memorie del Risorgimento. Avvenimenti e protagonisti nel Molise”, a cura di Renata De Benedettis, che raccoglie gli scritti, ispirati ai fatti avvenuti nel Molise a cavallo tra il 1860 e il 1861, di coloro che avevano abbracciato la causa unitaria.  A completare l’opera, una raccolta di biografie di garibaldini molisani e di protagonisti che sono venuti nel Molise per combattere una dura battaglia contro i borbonici, stilate da Barbara Bertolini, Luigi Biscardi, Annalisa Carlascio, Renata De Benedettis, Rita Frattolillo, Antonio Santoriello.

Tra gli illustri relatori dell’Università di Salerno, Francesco Barra, Pier Luigi Rovito e Sebastiano Martelli oltre agli interventi del Presidente dell’Associazione culturale “Vincenzo Cuoco”, Luigi Biscardi, della curatrice del libro, Renata De Benedettis e della Direttrice dell’Archivio di Stato di Campobasso,  Annalisa Carlascio. Sono intervenute anche Barbara Bertolini e Rita Frattolillo per parlare della vita dei protagonisti molisani. 

Ecco la relazione di Rita Frattolillo

 “….Prima di parlare dei miei patrioti e del loro ardimento, Nicola Campofreda e dei suoi figli Antonio, Luigi e Achille, dell’avvocato Girolamo Pallotta di Bojano, dell’eroe mirabellese Francesco De Feo,  vorrei spendere qualche minuto per accennare al ruolo delle donne nel processo unitario. Per farlo,  vi invito a inoltrarvi idealmente con me tra le mura domestiche di certe dimore molisane, perché non v’è dubbio che l’Unità d’Italia non è stata solo il prodotto del sangue dei campi di battaglia o degli intrighi e interessi nazionali e internazionali, ma il risultato ben visibile di un lungo e paziente lavorio - purtroppo invisibile - di sostegno, aiuto, convincimento alla causa risorgimentale, portato avanti proprio lì, tra le mura domestiche, da donne vere, avvertite e sensibili, che, assumendosi una grande responsabilità, hanno affermato gli ideali risorgimentali inculcandoli nei figli, di cui sono  state mentori e guide,  li hanno invogliati a passare all’azione al momento giusto e a compiere il loro dovere verso la patria.

lunedì 15 aprile 2013

Antonio Pettinicchi, un artista possente, vitale, trasfigurativo








di Rita Frattolillo

(nella foto con il pittore)

Al civico 60 di viale Elena, nel cuore di Campobasso, è aperta dal 28 marzo l’ultima, attesa personale di incisioni e pitture del Maestro Antonio Pettinicchi (Lucito, 1925). I  luminosi spazi  dell’elegante “Villino Madonna” , individuati da Vincenzo Manocchio e Laura Potito come sede della galleria d’arte Artes Contemporanea e  dell’attività del gruppo editoriale Regia Edizioni,  ospitano un buon numero di incisioni e diverse tele dell’anziano artista,  che da ben sei anni non esponeva. La mostra, la cui agenda prevede diversi appuntamenti con il pubblico, nel corso dei quali l’attore Stefano Sabelli leggerà canti scelti de La Divina Commedia contestualmente alla proiezione delle immagini riguardanti i quadri ispirati dal capolavoro dantesco al Maestro Pettinicchi, è stata curata dai critici d’arte Silvia Valente e Tommaso Evangelista, e rimarrà aperta fino all’11 maggio 2013, quando dovrebbe essere  pubblicata la monografia a cura di Tommaso Evangelista e Silvia Valente (Regia edizioni). La mostra illustra due aspetti, entrambi fondamentali, dell’attività dell’artista, la produzione incisoria e quella pittorica. La prima, in cui spicca il Ritratto della mamma, che fu scelto alla Biennale di Venezia del 1957, riguarda un lungo arco temporale (1949-1995)  e suggerisce  con estrema chiarezza - fin dal primo lavoro a puntasecca - a quale Molise guardava il giovane pittore appena uscito dall’Accademia: al Molise terra dei miseri e degli afflitti, di coloro che non hanno niente dalla vita e che nessuna epiphany si aspettano. Un tema  dominante nell’altissima poetica del Nostro, che nel 1984 confessava: “Sono attaccato alla mia terra e agli uomini che ci stanno e cerco nel mio lavoro di farli parlare. Essi possiedono già la forza espressiva, il tragico, il drammatico e anche il senso di pace. Questi pochi uomini liberi li amo, ne condivido le angosce, le pesanti rassegnazioni e l’attesa della fine”.

sabato 16 febbraio 2013

Stabat Mater, ultimo romanzo di Antonella Presutti


I figli non dovrebbero mai morire prima dei genitori. Ma che succede se un figlio si toglie la vita, e senza una ragione apparente? Un venerdì di carnevale qualunque, Andrea, non ancora sedici anni,  si fa saltare il cervello con un colpo di pistola, gettando nella tragedia la sua famiglia, una come tante. Compenetrarsi nel dolore della figura materna, straziata dal gesto fatale del figlio, analizzarne i meandri – e in controluce, la reazione degli altri - è l’impresa difficile e delicata con cui si è voluta misurare Antonella Presutti nel suo romanzo Stabat Mater (EdiLet, Roma 2011), che nel titolo richiama la sequenza della Madonna Addolorata attribuita a Jacopone. Nel “planctus” di Stabat Mater  la madre, con il cuore trafitto e l’animo ferito a  morte di chi si sente tradito dal figlio prediletto, è inghiottita in una spirale di disperazione che la tira giù verso un baratro senza fondo in cui emozioni, sentimenti, tempo e memoria hanno senso solo perché si accendono e si coagulano nel nome di Andrea, che muore e risorge mille volte ogni giorno nella sua mente e nel suo cuore.

giovedì 6 settembre 2012

Visitare Bruxelles a piedi, reporter per qualche giorno

A Bruxelles, capitale dell’Europa

Quest’agosto, Bruxelles e Amsterdam. Buona scelta, così scampiamo agli anticicloni bollenti che stanno ardendo l’Italia. Appena messo il naso fuori dall’aereo, nella sterminata pianura che circonda Charleroi (nome familiare ai nostri emigrati molisani), ci sorprende infatti un’arietta frizzante, ben diversa dall’afa lasciata a Roma. Il sole è coperto da un rapido passaggio di nuvole spinte dai venti; bene, penso: camminare sotto qualche pioggerella non sarà male. Saremo accontentati anche troppo, nei giorni seguenti….Qui è la norma, aprire ogni tanto l’ombrellino.

In verità Bruxelles non mi attirava granché, forse per i tiggì che mandano la solita immagine di repertorio del Parlamento o dell’Atomium, che alla tele sembra un giocattolo, quando invece supera i 100 metri di altezza, e insomma la immaginavo scostante, fredda, una city della politica dove tutti o quasi girano in tenuta d’ordinanza e valigetta diplomatica.

mercoledì 2 maggio 2012

Mirabello Sannitico nella cultura e nella Storia



Nella foto: R. Frattolillo, A. Verdone, B. Bertolini


Il 28 marzo scorso, nella Biblioteca dell’antico Palazzo Spicciati, si è tenuto un interessante incontro organizzato dall’Associazione Donne Mirabellesi (UDM) e dal Comune, rappresentati entrambi  dal vicesindaco Antonietta Verdone, che ha  aperto i lavori e  introdotto le relatrici.  Barbara Bertolini e Rita Frattolillo, coautrici del dizionario bio-bibliografico Molisani milleuno profili e biografie (Ed.Enne, 1998) , e da molti  anni attente ricercatrici del patrimonio culturale molisano indagato sotto i suoi vari aspetti,  hanno appuntato la loro attenzione sulla fisionomia  di Mirabello Sannitico, un centro – hanno sottolineato - che è stato sempre presente negli eventi che hanno segnato la Storia culturale e politica della regione e dell’Italia.

venerdì 20 aprile 2012

IO SONO LA GUERRA di Adelchi Battista

 Per il suo romanzo di esordio Io sono la guerra (Rizzoli, 2012, pp.524, 22 euro), Adelchi Battista (Campobasso, 1967), che vive a Roma, dove scrive per la radio, la televisione e il teatro, sceglie un periodo cruciale della seconda guerra mondiale, il mese che va dal 23 giugno al 25 luglio1943 .
Giorno dopo giorno, Battista ricostruisce, sulla scorta di una messe enorme di documenti ricercati con pazienza e tenacia, il drammatico mese in cui precipita rovinosamente, dopo venti anni di dittatura, il regime fascista. Questo romanzo storico, che coniuga  il ritmo e l’allure di un film in presa diretta con il rigore richiesto dall’argomento, si apre sulle voci del prossimo sbarco anglo-americano in Sicilia riferite a Hitler dai gerarchi nazisti nel centro di comando e di controllo di Berghof, e poi, un capitolo dietro l’altro, affronta da più angolazioni – dalle stanze del potere come dalla strada -  i nodi politici che hanno segnato quei giorni  memorabili della nostra Storia, mettendo in scena  dialoghi, fatti e  personaggi che porteranno all’ultima seduta del Gran Consiglio, per la quale Dino Grandi aveva preparato un ordine del giorno avverso al duce, che decreterà, in un clima di accesa tensione, la crisi definitiva del regime e la fine di Mussolini. Basandosi su notizie, foto, fughe di notizie, Battista, che rivela nel suo feed-back un notevole bagaglio culturale in cui è confluita anche la lettura di Laurent Binet e Jonathan Littel, con Io sono la guerra, che va meritoriamente ad arricchire la non vasta bibliografia molisana del settore, ha il pregio di raccontare gli eventi della macrostoria come  un romanzo, avvincendo il lettore nell’intrico dei giochi di potere e del destino, anche grazie all’alta qualità  e alla buona tenuta di una scrittura senza cedimenti.
Rita Frattolillo

lunedì 2 gennaio 2012

Una storia vera sull'emigrazione in terra svizzera negli anni '60-'70

Dall’Italia alla Svizzera e (qualche) ritorno, in un libro-inchiesta che mette a fuoco la storia di coloro che, per assicurarsi il pane, dalla fine degli anni ’50 dovettero migrare a scatti e morsi da una Patria avara al di là della frontiera, sottostando a norme tanto rigide che solo la ferrea volontà di riuscire e la prospettiva di un futuro decente potevano rendere sopportabili.

Con un particolare, che rende unico nel suo genere il volume E qui, almeno, posso parlare? Storia dell’emigrazione italiana a Ginevra. I figli degli emigrati ospiti del “Regina Margherita” al Grand-Saconnex (ilmiolibro.it - Gruppo editoriale l’Espresso, con versione francese, luglio 2011, pp.284, euro 17.50), in quanto l’inchiesta non si basa su fatti visti o sentiti, ma è in presa diretta, e a raccontare, in una sorta di flash-back, sono i diretti protagonisti, oggi nonni sereni, e all’epoca bambini spauriti, piccoli clandestini catapultati in un ambiente ostile.

sabato 12 febbraio 2011

SORELLE D'ITALIA, IL RISORGIMENTO AL FEMMINILE NEL MOLISE

Una certa idea del Risorgimento si è alimentata, oltre che con il mito dei padri fondatori, con il vissuto dei vari eroi di penna e di spada. Tutti conosciamo, per fare qualche esempio, le opere “risorgimentali” di A. Dumas e Stendhal che, affascinati dalla penisola e dai suoi fermenti fin quasi ad adottarla, l’hanno attraversata in lungo e in largo, filtrando negli scritti, assieme alle loro dirette esperienze, le chiavi storico-letterarie di quel tempo; allo stesso modo tutti sappiamo degli eroi senza frontiere, come lord Byron, che è andato a morire in Grecia per difenderla, come il napoletano Alessandro Poerio, caduto in difesa di Venezia insorta contro gli austriaci, o come i veneziani fratelli Bandiera, che hanno trovato la morte in Calabria.

Ma delle madri fondatrici − e delle eroine −, che notizie?
Eppure, sono esistite, e non solo nella finzione letteraria, non solo l’appassionata Vanina Vanini creata dalla feconda penna di Stendhal e riproposta da Rossellini nell’omonimo film del 1956.

Donne vere, in carne ed ossa, a cominciare dalla “madre fondatrice” Cristina Trivulzio di Belgioioso. E continuando con mogli e compagne coraggiose, come Teresa Casati, che si piegò fino a chiedere la grazia per il marito Federico Gonfalonieri, seguendolo di carcere in carcere fino alla fine, o come Enrichetta Di Lorenzo, compagna di Carlo Pisacane nella lotta, nelle traversie e nella miseria.

Oppure come la giornalista inglese Jessie White, che, inviata del Daily News, si innamorò dell’Italia fino a dedicarsi attivamente alla causa dell’Unità. Sposa del garibaldino Alberto Mario, che aveva conosciuto in carcere, fu la biografa di Mazzini e Garibaldi.

La più fortunata perché più conosciuta, non solo per la sua personalità di outsider, ma soprattutto grazie al cognome acquisito, è stata Anita Ribeiro Garibaldi, l’unica – mi risulta − ad essere ricordata con monumenti a lei dedicati. Nessuna meraviglia, dal momento che le poche donne passate alla storia scritta devono quasi sempre la loro notorietà allo stretto grado di parentela con i grandi uomini. Un nome per tutti, Maria Drago, madre di Mazzini.

venerdì 2 luglio 2010

Quella copertina con Saviano morto...

Non voglio nominare il giornale per non fargli pubblicità, ma quell'orrenda copertina dello scorso giugno con Saviano morto ammazzato mi ha suscitato prima choc e poi indignazione.
L'hanno già ucciso tante volte con parole oltraggiose dettate dall'invidia per il suo successo internazionale e dall'odio dei servi del potere che non gli perdoneranno mai il suo spirito libero. Ma non bastava, avevavo bisogno di vedere concretamente l'immagine di lui finito, steso sul tavolo dell'obitorio, con il cartellino identificativo bene in vista.
Roberto Saviano è terribilmente scomodo per quel che dice e scrive, e soprattutto perché è un simbolo. In quanto colpevole di credere alla forza della parola e alla libertà di poterla esprimere, è necessario rimuoverlo, e qualunque modo è buono. In quest'Italia narcotizzata, con i valori rovesciati, sentirsi uomo libero, capace di combattere denunciando apertamente le mafie e la criminalità, a costo di rinunciare ad una vita normale, è una colpa che non si perdona. E invece ci vorrebbero cento, mille Saviano, in questo Paese diventato vile e corrotto. Oltretutto, mi chiedo se quelli che lo attaccano con tanta veemenza e livore sarebbero capaci, per le loro idee, di sacrificarsi come è costretto a fare lui. Sotto scorta già prima dei suoi 30 anni, ha dovuto rinunciare alla sua vita di giovane, e perdere, in definitiva, il contatto diretto con la realtà. Ridotto a qualche spiraglio di quotidianità e ad accontentarsi di una parvenza di vita, e sempre con l'incubo di essere, lui e i suoi cari, un bersaglio.

mercoledì 23 giugno 2010

Donne: possibile che si debba gridare al miracolo per ogni vittoria!

Per l’8 marzo, sia pure in notevole ritardo, vorrei dire che di anno in anno mi suonano sempre più false le frasi di circostanza sciorinate per le celebrazioni rituali riguardanti noi donne. Perché? Basta una sola segnalazione per capire il mio stato d’animo, ed è questa: per la prima volta nella storia del cinema, un regista donna ha vinto l’ambìto Oscar. Si tratta di Kathryn Bigelow, autrice del film The Hurt Locker. Fin qua, tutto bene, e ci complimentiamo vivamente con la signora Kathryn; ma dovevate leggere i commenti planetari usciti per l’occasione sui media!! Tutti accomunati dallo stesso tono meravigliato di chi non si aspetta neanche lontanamente una vittoria del genere, come davanti alla prima (e forse unica) volta di un evento assolutamente impensabile, della serie “toh! guarda, pure le donne adesso sanno fare film!!”. Penso che finché l’atteggiamento generale verso l’operato e la creatività femminile sarà mosso da tale incredulità di fondo, ci sarà ben poco da celebrare e molto ancora da fare per cambiare certa mentalità, che, a quanto pare, è assai dura a morire…