Rita Frattolillo

Il modello maternalista
“Nell’aula
magna del Reale convitto nazionale “Mario Pagano” si è con rigido rito
celebrata la «Sagra della famiglia». I capi di famiglia numerosa, le cui
consorti sono state designate per il distintivo di benemerenza, hanno il posto
d’onore. Tutti i settori sociali sono rappresentati (…) poiché sentono che in
questa celebrazione si eleva l’inno dell’amore, della fede, si consacra l’amore
della Patria, più potente per maggior numero dei suoi figli” [NOTA Il Giornale d’Italia 5
marzo 1940, Campobasso esalta la Sagra della maternità nel nome del Duce ]
Così
Il Giornale d’Italia 5 marzo 1940 riferiva, nel tono enfatico tipico di quegli anni, e con
dovizia di particolari, l’annuale celebrazione della maternità, che, dopo il
discorso tenuto dal camerata Francesco Trotta, si era conclusa con la
“Distribuzione delle medaglie di onore alle madri prolifiche
che sfilano dinanzi ai gerarchi ricevendo l’ambita attestazione tra il plauso
degli intervenuti”. Ad essere celebrate erano solo le madri prolifiche: il
primo anno, si tenne l’adunata nazionale a Roma, alla presenza del duce, e le
madri delle 90 province italiane passate in rassegna come migliori esemplari
della razza non furono chiamate per nome, ma per…numero di figli. Sui giornali
trovava spazio anche il “Bollettino
demografico” della settimana, che riportava, oltre al numero dei nati e dei
morti, l’elenco delle famiglie
prolifiche dei vari paesi molisani “da additare ad esempio”, come la coppia
D’Alò Maurillo e Franceschini Adelia, che aveva ottenuto (Il Giornale
d’Italia 6 marzo 1940) il 2°premio demografico di £1500 per aver avuto dal
1925, anno del matrimonio, 9 figli, “ oggi tutti viventi e a carico.” Il
trafiletto si chiudeva trasudando
retorica: « Montenero rurale, prolifica,
fiera di questo riconoscimento della sua sana fecondità saprà in questo campo e
in altri seguire sempre più i dettami del Duce».